IL MANIFESTO DI VENTOTTENNE

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La nostra generazione, quella cresciuta negli anni ’80 e ’90, è stata cullata nel mito dell’Europa unita, quando c’era ancora l’entusiasmo e le bandiere blu sventolavano alte, e cresceva il numero di Stati che si univano al progetto di pace e prosperità nato dagli orrori e dalle macerie delle guerre che hanno sempre segnato la storia del continente.
Ci siamo però risvegliati adulti con l’ amara scoperta che quel disegno iniziale, di Spinelli e di Ursula Hirschmann, di Langer e di Delors, è rimasto incagliato a metà. Incagliato nel mancato coraggio politico, nelle titubanze, nel prevalere degli egoismi dei singoli stati sull’interesse comune, e nel saldarsi della crisi politico-istituzionale con quella economica.
Di fronte al bivio tra rassegnazione e speranza, tra miope conservazione dei valori e coraggioso rilancio degli ideali, spetta a tutti noi la responsabilità di riprendere la rotta tracciata a Ventotene.
L’Europa che immaginiamo è un’Europa che abbia il coraggio di dichiarare guerra incondizionata alle diseguaglianze, perché non c’è sviluppo senza diritti.
Un’Europa equa, che si impegni nel contrasto alla criminalità economica ed alla disoccupazione. Un’Europa sociale, che promuova la democrazia paritaria, con la promozione della parità rappresentativa, salariale ed occupazionale.
Un’Europa accogliente, che sia capace di integrare e non respingere in mare i migranti, nel rispetto dei diritti umani.
Un’Europa dei diritti, che riconosca l’eguaglianza di tutti i suoi cittadini, rimuovendo ogni discriminazione, specie se basata sugli orientamenti sessuali.
Un’Europa sostenibile, che ripensi al suo modello di sviluppo economico e di consumo, preservando il patrimonio naturale e incentivandone il rispetto, sapendolo valorizzare con intelligenza.
Un’Europa che sia coraggiosa, capace di investire sul suo domani, di affrontare le sfide del presente vedendosi già al futuro.
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 AMBIENTE

La crisi economica ha evidenziato i limiti di un modello di sviluppo sbilanciato su crescita e finanza, in una fase di crescente globalizzazione, con risorse naturali sempre più scarse e tendenza all’invecchiamento della popolazione europea.
In questo contesto è necessario un cambiamento dei paradigmi di produzione e consumo, insieme a un uso efficiente delle risorse, attraverso il passaggio alle energie rinnovabili per un mix energetico che diminuisca la dipendenza dalle importazioni di fonti fossili da Paesi terzi. L’Europa sostenibile che immaginiamo si realizza attraverso la riduzione e la valorizzazione dei rifiuti e attraverso la tutela del patrimonio naturale, dall’acqua al suolo, per una transizione verso un modello di economia circolare in cui centrali sono il riuso e la rigenerazione delle risorse.

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 INTEGRAZIONE

L’accoglienza al crescente numero di migranti pone sfide complesse al progetto europeo. Finora le risposte si sono rivelate inadeguate, soprattutto per l’assenza di una politica di immigrazione comune, imputabile alla mancanza di competenze comunitarie per la riluttanza di alcuni Stati Membri. La legittima aspirazione al miglioramento delle condizioni di vita è naufragata sulle sponde del nostro Mediterraneo. Non si è ancora trovato un giusto equilibrio tra solidarietà e gestione dei flussi. Per molti migranti il tentativo di trovare accoglienza in un continente che ha superato la guerra con l’integrazione si è scontrato con la permanenza, priva di termini certi, nei centri di identificazione ed espulsione. All’esternalizzazione delle frontiere deve sostituirsi la promozione dei diritti umani e dello Stato di diritto, con l’apertura di corridoi umanitari e la riforma del diritto di asilo per facilitare i ricongiungimenti familiari e il transito dei migranti.


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 EQUILIBRIO DI GENERE

Il Trattato di Lisbona riconosce la parità tra generi come suo principio fondante. La piena attuazione del principio è ancora lontana, come testimoniano i dati  sulla scarsa rappresentanza nei luoghi decisionali e il divario salariale tra uomini e donne.
Infrangere il tetto di cristallo significa un maggior coinvolgimento delle donne nelle politiche pubbliche, che necessitano dello sguardo delle donne e non più “sulle donne”, attraverso la promozione di azioni positive  che consentano di conciliare la valorizzazione delle differenze tra i generi con l’uguaglianza nelle opportunità e la parità di condizioni di partenza.
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 COMUNITÀ LGBT

La legittimazione e il riconoscimento dei diritti fondamentali non può più prescindere dall’evoluzione della società plurale e nonostante in Europa si continuino a fare passi avanti in questo senso, la strada verso la piena implementazione dei diritti LGBT è ancora lunga. E’ necessario che vi sia un impegno comune nel rafforzare la battaglia contro le discriminazioni, in ogni loro forma e declinazione, e l’omofobia, nonché la violenza che queste generano, difendendo il diritto di ogni individuo ad affermare se stesso e al poterlo fare in sicurezza e serenità. L’Europa che vogliamo completa e attua la legislazione in tema di anti-discriminazione, promuovendo azioni concrete che rendano effettivo il principio di uguaglianza.
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 CULTURA

L’Unione Europea contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune. Il ruolo principale della cultura è, infatti, quello di costruire le identità collettive e particolari, attraverso la testimonianza del passato, la conoscenza del presente e l’ immaginazione del futuro. Sono anni che ci sentiamo dire che “con la cultura non si mangia”, e intanto ci siamo mangiati la cultura. E le nostre più grandi bellezze cadono a pezzi nell’incuranza. Invece è proprio da queste che bisogna ripartire, ricominciando ad investire con coraggio, facendo della cultura un elemento centrale per far ripartire l’Europa.
L’Europa creativa a cui aspiriamo valorizza il patrimonio artistico e culturale attraverso il miglioramento del sistema di accesso ai finanziamenti e l’ampliamento della sua fruibilità, con un adeguamento ai tempi e ai modi dell’era digitale.
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 DISOCCUPAZIONE

Le cifre lasciate in eredità dalle politiche adottate negli ultimi anni parlano da sole: dei circa 25 milioni di europei che non riescono a trovare un lavoro, circa un quarto è composto da giovani. La disoccupazione giovanile è dunque la vera emergenza europea, la priorità su cui l’Europa si gioca la propria credibilità e il proprio futuro. La “Garanzia Giovani” è un importante passo, ma non è ancora abbastanza. È necessario aumentare gli investimenti ed estendere il programma a tutti coloro con meno di 30 anni, oltre che sollecitare gli stati a potenziare i sistemi di formazione professionale e i servizi pubblici per l’impiego. Bisogna introdurre un’ambiziosa politica di sostegno alle imprese, in particolare alle PMI, facilitandole nell’accesso al credito e sfruttando al massimo le potenzialità del mercato interno. Tuttavia, un semplice lavoro non basta: bisogna combattere precarietà ed insicurezza, creando posti di lavoro dignitosi e contrastando il fenomeno dilagante dei “working poors”. L’adozione di un salario minimo europeo e un reddito minimo garantito che non sia meramente assistenziale vanno proprio in questa direzione.
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 CRESCITA E GOVERNANCE ECONOMICA

Le politiche di austerità hanno danneggiato le nostre economie, scaricando i costi della crisi sui più deboli. Per creare posti di lavoro e tornare a crescere bisogna investire su innovazione, ricerca, cultura, formazione e green economy, nella direzione di uno sviluppo che sia finalmente sostenibile: lo si può fare garantendo un margine di manovra agli stati membri per finanziare tali investimenti tramite i bilanci nazionali. La crisi ha dimostrato la solidità della moneta unica, ma ha reso palese la mancata realizzazione di una vera Unione economica, fiscale e monetaria. Abbiamo fatto mercato unico e moneta unica, ma abbiamo ancora 28 politiche economiche e fiscali troppo diverse, al paradosso di esserci fatti i paradisi fiscali in casa. Debiti e disavanzi devono essere ridotti in modo sostenibile, ma è necessario creare nuovi strumenti e regimi compatibili con i trattati, realizzati con il pieno coinvolgimento di tutte le istituzioni europee, Parlamento in primis. Bisogna procedere speditamente per la realizzazione di una solida unione bancaria, con un impegno specifico per l’introduzione di un’imposta sulle transazioni finanziarie a livello europeo, e muovendo verso una mutualizzazione del debito che preveda l’ emissione di titoli di debito europei.
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 CRIMINALITÀ ECONOMICA

Evasione fiscale e corruzione sono fenomeni che in Italia conosciamo bene, e sbaglieremmo a pensare che siano solo italiani. Sono fenomeni europei, ed è a quel livello che vanno combattuti. Due vere e proprie battaglie culturali che, se combattute con strumenti innovativi e più efficaci, porterebbero incredibili benefici alla nostra economia, recuperando risorse che, in un periodo di crisi economica e sociale, devono essere dirette a sostenere l’economia reale e alla creazione di posti di lavoro. In un mercato unico senza frontiere, la lotta contro le frodi e l’evasione fiscale (il cui costo ammonta a circa 1000 miliardi l’anno, più dell’intero bilancio dell’UE in 7 anni) deve essere una priorità assoluta dell’Unione. Occorre garantire una efficace cooperazione tra le autorità statali, sostenendo una maggiore armonizzazione tra le normative nazionali, in particolare sulla prevenzione, congelamento e confisca dei proventi di reato. E’ necessario promuovere norme fiscali in grado di garantire trasparenza, ed inasprire i controlli sui paradisi fiscali.

La nostra generazione, proprio perché è cresciuta potendo dare per scontata la pace e le tante conquiste di civiltà che dobbiamo all’Europa, deve prendersi la responsabilità di portare a termine quel disegno iniziale rimasto incompiuto. Possiamo uscirne soltanto insieme, alzando lo sguardo e capendo che in un mondo che si riassetta sempre più per grandi aree di interesse e paesi che emergono con forza sulla scena internazionale, la soluzione non può essere un passo indietro, ma due passi in avanti. Coraggiosi e a testa alta verso le nuove sfide che i tempi ci impongono. Si scrive Schlein, ma si legge insieme.

“La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà”, così si legge nel Manifesto di Ventotene. I prossimi 5 anni saranno decisivi. Dipende da tutti noi.

Puoi scaricare, stampare e condividere il Manifesto di Ventottenne in PDF completo o in in due pagine.

I vostri contributi possono essere mandati a info@ellyschlein.it.

 

Petizioni firmate

ILGA-Europe
“There’s still a long way to go to ensure LGBTI equality amongst Member States. We should have the strongest commitment in standing up for LGBTI rights, the next five years will be crucial!” Elly Schlein

WWF UE Election Pledge
Gli impegni di Elly

Politics For People

Climate Pledge

VOTE FOR FAIR TRADE

ZEROZEROCINQUE
La Risposta di Elly

 

 

 

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